Aspettando l’infinito mare

poesia
letteratura
Simone Consorti
di

Simone Consorti

Data di Pubblicazione

19 luglio 2024

“Tanti anni fa scrissi (e poi buttai) una poesia in cui uno sputo faceva esondare il mare. L’infinito traboccava a causa di qualcosa di infinitesimale. Per anni ho fotografato pozzanghere, in attesa che si asciugassero. E intanto, nel riflesso, passava una ragazza in bicicletta o due innamorati. […] Per me l’attesa è la preghiera più discreta. Aspettarsi una cosa senza chiederla è la dimostrazione più estrema di fiducia o di fede che possa esserci. Infatti la fede la intendo come capacità di attendere oltre che di credere.” (Simone Consorti)

Voce del verbo mare

“Il vero infinito è il passato remoto
perché per l’eternità
nessuno potrà toglierci
ciò che è terminato già”
disse lui con un tono un po’ rude
“Semmai il passato prossimo
perché è iniziato ma non si conclude”

Poi riuscirono a litigare
perfino su come coniugare
l’infinito del verbo mare

Ti ho dato appuntamento senza dirtelo

Ti ho dato appuntamento senza dirtelo
e sono qui in anticipo da tanto
perché so che non verrai
ma non so quando

Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto

Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto
e a chi me lo chiede
dico occupato

Dico sto aspettando
dico lui verrà tra poco
non so quando

D’altronde non c’è fila per sedere
perché nessuno vuole mettersi vicino
a chi sta aspettando qualcun altro

Ho lasciato un posto vuoto qui accanto
ma intanto pure il mio si sta svuotando

Ho cominciato attendendoti

Ho cominciato attendendoti
nel giorno del nostro primo
non appuntamento

Da qualche parte si deve iniziare
a imbalsamare un amore

Presente soltanto a se stesso

Più lo studio più lo invidio e più lo odio
perché il mare è sempre uguale
indifferente ad ogni contrattempo
anche quando un aquilone abbozza il sole
o l’uccello che sfidava il cielo
viene trattato da Icaro
arso in pochi istanti come un sigaro
Nessun eccidio dittatura o tradimento
colpo di stato o di vento
in lui produrrà un cambiamento
Sempre avanti e indietro avanti e indietro avanti e indietro
in pratica un ergastolano
presente soltanto a se stesso

Hokusai (La grande onda)

Ho inchiodato il mare al muro
e ad ogni onda sparo

Ho inchiodato il mare e me lo guardo
e a ogni onda sparo
se è in anticipo o in ritardo

Con tutta quella schiuma come neve
certe onde mi sembrano un monte
anzi la valanga
di un intero mondo che un po’ nevichi
e un po’ pianga

Politicamente corretti sono questi proiettili

Politicamente corretti son questi proiettili
che hanno ammazzato un ebreo
un musulmano un cristiano
un uomo una donna un bambino e un anziano

Bastano sette proiettili
per realizzare il migliore
dei mondi perfetti

Idolatria

Tutto questo dolore
per farti tatuare
la testa di un santo
a grandezza naturale

Ora la porti in giro
ad ogni partita
e al primo gol alzi
la maglietta
per farti baciare la schiena

Solo tu non puoi baciarla
e nemmeno toccarla
o guardarla
L’altra faccia della medaglia

La mia metà ha passato la frontiera

La mia metà ha passato la frontiera
e dice che mi aspetta
senza fretta

L’altra mia metà è ancora qua
vittima di solitudine e di moltitudine
Basterebbe un passo
indietro o in avanti
per essere uno
uno tra tanti

La mia metà ha passato la frontiera
in una notte d’inverno
di un giorno di primavera

L’altra mia metà si è fatta in tre
per ritrovarsi
ma ora deve sia seguirsi
che aspettarsi

Non t’incontrerò mai

Non t’incontrerò mai
o non t’incontrerò più
un giorno
e in entrambi i casi
io non sono pronto

Il mare intanto attende

Attracca una barca
e un uomo saldamente poggia il piede
sull’orma che lo segue
e lo precede

Il mare intanto attende
la restituzione di tutte le onde

Simone Consorti ha pubblicato dieci libri di narrativa e quattro libri di poesie. Questa silloge è tratta dal libro “Voce del verbo mare” (Arcipelago Itaca, 2022).

Fotografia: Simone Consorti, “Aspettando l’infinito mare”