Aspettando l’infinito mare
“Tanti anni fa scrissi (e poi buttai) una poesia in cui uno sputo faceva esondare il mare. L’infinito traboccava a causa di qualcosa di infinitesimale. Per anni ho fotografato pozzanghere, in attesa che si asciugassero. E intanto, nel riflesso, passava una ragazza in bicicletta o due innamorati. […] Per me l’attesa è la preghiera più discreta. Aspettarsi una cosa senza chiederla è la dimostrazione più estrema di fiducia o di fede che possa esserci. Infatti la fede la intendo come capacità di attendere oltre che di credere.” (Simone Consorti)
Voce del verbo mare
“Il vero infinito è il passato remoto
perché per l’eternità
nessuno potrà toglierci
ciò che è terminato già”
disse lui con un tono un po’ rude
“Semmai il passato prossimo
perché è iniziato ma non si conclude”
Poi riuscirono a litigare
perfino su come coniugare
l’infinito del verbo mare
Ti ho dato appuntamento senza dirtelo
Ti ho dato appuntamento senza dirtelo
e sono qui in anticipo da tanto
perché so che non verrai
ma non so quando
Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto
Ho lasciato accanto al mio un posto vuoto
e a chi me lo chiede
dico occupato
Dico sto aspettando
dico lui verrà tra poco
non so quando
D’altronde non c’è fila per sedere
perché nessuno vuole mettersi vicino
a chi sta aspettando qualcun altro
Ho lasciato un posto vuoto qui accanto
ma intanto pure il mio si sta svuotando
Ho cominciato attendendoti
Ho cominciato attendendoti
nel giorno del nostro primo
non appuntamento
Da qualche parte si deve iniziare
a imbalsamare un amore
Presente soltanto a se stesso
Più lo studio più lo invidio e più lo odio
perché il mare è sempre uguale
indifferente ad ogni contrattempo
anche quando un aquilone abbozza il sole
o l’uccello che sfidava il cielo
viene trattato da Icaro
arso in pochi istanti come un sigaro
Nessun eccidio dittatura o tradimento
colpo di stato o di vento
in lui produrrà un cambiamento
Sempre avanti e indietro avanti e indietro avanti e indietro
in pratica un ergastolano
presente soltanto a se stesso
Hokusai (La grande onda)
Ho inchiodato il mare al muro
e ad ogni onda sparo
Ho inchiodato il mare e me lo guardo
e a ogni onda sparo
se è in anticipo o in ritardo
Con tutta quella schiuma come neve
certe onde mi sembrano un monte
anzi la valanga
di un intero mondo che un po’ nevichi
e un po’ pianga
Politicamente corretti sono questi proiettili
Politicamente corretti son questi proiettili
che hanno ammazzato un ebreo
un musulmano un cristiano
un uomo una donna un bambino e un anziano
Bastano sette proiettili
per realizzare il migliore
dei mondi perfetti
Idolatria
Tutto questo dolore
per farti tatuare
la testa di un santo
a grandezza naturale
Ora la porti in giro
ad ogni partita
e al primo gol alzi
la maglietta
per farti baciare la schiena
Solo tu non puoi baciarla
e nemmeno toccarla
o guardarla
L’altra faccia della medaglia
La mia metà ha passato la frontiera
La mia metà ha passato la frontiera
e dice che mi aspetta
senza fretta
L’altra mia metà è ancora qua
vittima di solitudine e di moltitudine
Basterebbe un passo
indietro o in avanti
per essere uno
uno tra tanti
La mia metà ha passato la frontiera
in una notte d’inverno
di un giorno di primavera
L’altra mia metà si è fatta in tre
per ritrovarsi
ma ora deve sia seguirsi
che aspettarsi
Non t’incontrerò mai
Non t’incontrerò mai
o non t’incontrerò più
un giorno
e in entrambi i casi
io non sono pronto
Il mare intanto attende
Attracca una barca
e un uomo saldamente poggia il piede
sull’orma che lo segue
e lo precede
Il mare intanto attende
la restituzione di tutte le onde
Simone Consorti ha pubblicato dieci libri di narrativa e quattro libri di poesie. Questa silloge è tratta dal libro “Voce del verbo mare” (Arcipelago Itaca, 2022).
Fotografia: Simone Consorti, “Aspettando l’infinito mare”