Osservo questo mondo malato. Covid, vaccini e altre occorrenze

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Claudio Comandini
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Claudio Comandini

Data di Pubblicazione

16 gennaio 2022

Cronache del post pandemia. Malattie, cure e dispense. Analisi delle diverse terapie vaccinali. Con un’annotazione sulla “fine del mondo”.

1. Emergenze e degenze

Il coronavirus muta e potrebbe anche sparire, Inghilterra e Spagna iniziano a considerarlo come una comune influenza, la copertura delle terapie geniche si è riscontrata inefficace, gli stessi stregoni della virologia italiana stanno considerando inadeguati bollettini ossessivi e cicli ripetuti di vaccinazioni. Nel mentre, la politica del cosiddetto Belpaese ostenta autoritarismi arbitrari quanto inapplicabili, e cerca capri espiatori per nascondere il proprio fallimento e la catastrofe collettiva. Come un virus, ormai non siamo né vivi né morti.

Soltanto nel Lazio, dove la malsanità a qualcuno ha fatto pure comodo e ha nomi noti a tutti, dal 2013 sono state chiuse 16 strutture ospedaliere pubbliche, i posti letto sono diminuiti di 3600 unità e il personale sanitario del 16%. Per la tac, i macchinari essenziali possono risalire anche a decenni fa. E mentre si è finanziata con soldi pubblici la sanità privata, quella pubblica è ingombra di strutture e personale non sempre all’altezza dei propri compiti: fatevi un giro in qualche pronto soccorso, addentratevi nei reparti. Cercando magari pure di ricordare che la salute è un diritto.

Tali questioni fuoriescono dalla dicotomia tra vax e no-vax, che pur nella sua asimmetria sembra perlopiù funzionale a non affrontare il nodo effettivo, e cioè che le decisioni della politica hanno portato la situazione fuori controllo proprio nel tentativo di manipolarla. Infatti, scambiare dati e previsioni con una realtà complessa non ha prodotto la risoluzione della malattia, ma piuttosto il suo prevalere. E si persevera in una digitalizzazione delle istituzioni che sembra fatta da bimbominkia che non hanno mai visto un computer. Domina un’alienazione inaudita, nella quale obbligare le persone a cure quantomeno dubbie rappresenta soltanto uno degli aspetti del problema.

La situazione poteva venir corretta proprio in ragione di quanto evidenzato dall’emergenza, ma ogni buona intenzione è andata fallita. Al momento, sempre nel Lazio, la capienza delle terapie intensive è occupata al 17%, e la pianificazione continua a mancare. L’emergenza è diventata perenne e si è optato per un modello che, all’evidenza medica razionale e mirata, tende a sostituire una presunzione di malattia assolutista nelle applicazioni e interessata nei profitti, permettendo così una medicalizzazione selvaggia incapace di fornire effettiva cura tanto a livello singolo quanto collettivo. A nessuno.

Intanto, ho la febbre, con complicazioni apparentemente non riconducibili al covid, non so cosa ho di preciso, ho bisogno di un nuovo medico di base e la procedura di riassegnazione funziona una baracca, nessuno mi ha fornito assistenza o tantomeno soluzioni. Solitamente sono piuttosto sano e fornisco pure particolare attenzione alla medicina preventiva. Ora mangio arance, leggo libri e fumetti, mi godo la malattia convinto che passerà. Osservo questo mondo malato: Darkseid, uno cattivo davvero eppure mica scemo, direbbe che è un piacere vederlo morire. Io però vorrei fare qualcosa: ma cosa?

2. Biopotere, psicopotere e altre costrizioni

Rispetto ai rischi dei vaccini, è noto che ne vengono declinate le responsabilità a lungo termine, e a me come a tanti questa faccenda non sembra, per così dire, per nulla simpatica. Non siamo di fronte ad un atto di fede, in quanto si tratterebbe di qualcosa per cui l’esercizio del dubbio e della critica dovrebbe essere decisivo. E se imporre i rischi di una scelta obbligata riduce la popolazione ad armenti, chi non si sente soltanto un capo di bestiame cerca in qualche modo di saperne qualcosa di più. È quindi opportuno rivolgersi alla filosofia per un inquadramento generale, e alla scienza per analisi puntuali.

La scelta di vaccinare la popolazione intera è un’aspetto di quanto viene chiamato biopotere, che esamina le tecnologie che riguardano la vita umana dal punto di vista delle dinamiche di potere che generano. La prassi statale di occuparsi di mantenere la salute dei cittadini viene introdotta proprio con le vaccinazioni di massa contro il vaiolo nella Germania prussiana per ottenere contribuenti e soldati sani e numerosi. Siamo già fuori dall’approccio che mette al centro la cittadinanza e i suoi diritti, e ci collochiamo oltre il concetto già umiliante e soltanto apparentemente datato di suddito. Piaccia o meno, la cosiddetta democrazia è anche questo e, laddove ciò sembra essere rappresentato da quella che ancora pretende ancora di farsi chiamare sinistra, fa comprendere che stiamo registrando i maggiori cambiamenti politici mai visti da un secolo a questa parte.

Il concetto di biopotere, che indica le condizioni per cui il potere garantisce la vita umana, viene sviluppato da Foucault fornendo attenzioni alla rete di poteri che gestisce le discipline del corpo e le regolazioni delle popolazioni, individuandone il suo impulso principale nel razzismo biologista nazista, ma comunque sviluppatosi nelle modalità di funzionamento di tutti gli Stati. Tale processo generale di custodia e potenziamento della vita diventa inseparabile da un effetto contrapposto che a livello di massa sembra restaurare la pratica sovrana di decisione di morte.

Successivamente, Agamben approfondisce i legami del biopotere con il concetto marxiano di dominio reale, per cui tutti i presupposti sociali o naturali vengono rimpiazzati da forme di organizzazione che mediano la sottomissione di tutta la vita fisica e sociale ai bisogni di valorizzazione propri dell’economia capitalistica, portando a inedite forme di totalitarismo, il cui stato di eccezione e di sospensione del diritto sembra interminabile e che riducono l’esistenza ad una nuda vita che acceca e separa. Ad Agamben, che ha dedicato molti suoi studi a studiare lo stato di eccezione e di come questo vanifichi la distinzione tra democrazia e assolutismo, è stato duramente criticato da molti durante la pandemia per aver espresso un avviso. Basti questo per capire quanto diritto e violenza siano oggi legati e quanto ciò abbia invaso anche le cosidette coscienze.

E così, ancora più recentemente, la considerazione delle infinite possibilità di connessione, informazione e condivisione, e la crescita delle possibilità di manipolazione fisica e psichica, conducono ad ulteriori slittamenti di significato che hanno portato Han a parlare di psicopotere, per cui i bisogni del sistema vengono addirittura interiorizzati attraverso il monitoraggio e la mappatura della nostra psiche in big data quantificati e monetizzati da poteri intangibili. L’apparente libertà si rovescia in costrizione senza scampo

«L’umanità fallirebbe una volta per tutte lì dove uno stato di eccezione legittimato da un’emergenza sanitaria arrivi a trasformarsi abusivamente in un regime sanitario permanente […]. In un mondo malato e violento potremmo essere costretti a proteggere i nostri inalienabili diritti proprio dove la legge stessa li abolisce: in tale caso, quali saranno i criminali, quale la giustizia?» Questo scrivevo su Aggredior Virus (Nuovi Mondi Edizioni, 2020), la cui stesura terminò il 29 giugno 2020, il giorno stesso della riaperura successiva al lockdown. Se restrizioni e pressioni dirette si sono allentate, si sono aggravate per cui alla psicosi da contagio si è aggiunta quella da vaccinazione.

3. De vaccinibus

«La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.» Dove un noto detto recita “fatta la legge trovato l’inganno”, l’art. 32 della Costituzione viene letto anche nel senso per cui un determinato trattamento sanitario può essere imposto a ciascun cittadino soltanto con legge, ma può comunque venir imposto. Ma anche il legalismo più integralista arriva a comprendere che l’imposizione per legge di un trattamento sanitario non deve comportare pregiudizio alla persona umana: pertanto, esso non può essere imposto a rischio e pericolo e nemmeno senza la previsione di cautele nonché di eventuali risarcimenti nel caso di danno da profilassi.

Rischi ed effetti collaterali dei medicinali possono riguardare vari aspetti, e in molti casi sono previsti anche sul bugiardino. Tale questione vale anche per i vaccini, che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi, deputati a combattere i microrganismi causa di malattia, portando il corpo a reagire come se stesse affrontando un’infezione pur senza averla contratta.

I vaccini contro la COVID-19 presentano particolarità. Quelli prodotti da Pfizer e Moderna determinano un adattamento tra risorse del corpo e tecnologia medica, per cui l’organismo produce anticorpi specifici ancor prima di venire in contatto con il virus, immunizzandosi quindi contro di esso. La modifica del DNA sembra essere fuori dalle preoccupazioni, per il fatto che la doppia elica del DNA, che contiene il patrimonio genetico degli organismi, non è l’elica singola dell’RNA, che codifica e decodifica regolazione ed espressione dei geni. L’RNA messaggero, su cui sono basati alcuni vaccini, trasporta le istruzioni per la produzione delle proteine da una parte all’altra della cellula, permettendo così la produzione della proteina Spike utilizzata dal virus per attaccarsi alle cellule.

La ricerca su tali vaccini procede dal 2000 e, pur restando ad una fase sperimentale, conosce con la pandemia del 2022 una decisa accelerazione. Per quanto se ne possa parlare bene, il processo che inducono, più propriamente definito terapia genica, viene introdotto con procedura accelerata e senza consenso informato, quindi fornendo informazioni parziali e nessuna prova fattuale sulla loro sicurezza ed efficacia.

Secondo alcune testimonianze produce varie forme di disabilità fisiche, neurologiche e psichiche, ed è piuttosto controverso anche il loro presunto inoculare nel corpo nanotecnologie, aspetti sui quali sarebbe opportuno fare maggiore chiarezza, senza cadere in paure ed entusiasmi ambedue fuoriluogo. Non chiedo troppo, mi pare, ma è evidente che pochi forniscano risposte, e che le risposte siano perlopiù evasive e interessate. Quanto sembra certo è comunque che le terapie geniche non producono coperture effettiva dal contagio, come sta dimostrando proprio la forte diffusione della variante Omicron.

Ad ogni modo, se quasi il 90% della popolazione ha già effettuato il vaccino e se il il virus mutando è diventato letale più meno quanto un raffreddore, diventa plausibile tendere al raggiungimento di un’immunità di gregge che si accompagni ad un rafforzamento delle difese naturali e faccia a meno di un obbligo vaccinale collettivo continuativo ottenuto a colpi di provvedimenti legislativi la cui fondatezza è legittimo contestare. Questo almeno se quanto davvero si cerca è salute: personale, pubblica, e anche sociale. Eppure, anche l’instabilità sa essere utile al potere: psico o bio che sia, esso si nutre di emergenze, e l’aspetto maggiormente patologico è che senza tutto ciò questo mondo malato non saprebbe più vivere.

I vaccini prodotti da AstraZeneca e Johnson sono costituiti dal vettore virale che utilizza un virus modificato in laboratorio totalmente inattivato; entrano in contatto con la Spike attivando contro di essa linfociti del nostro organismo, ciò produce anticorpi specifici e l’informazione viene mantenuta per il futuro. Nel loro uso, è stato riscontrato l’insorgere di trombi, con il formarsi di coaguli di sangue nelle vene e nelle arterie, che laddove raggiungano dimensioni significative possono generare trombosi che, ostruendo i vasi e bloccandone il flusso, portano a rischi quali ictus e infarti.

I casi di tale tipo che sono stati riscontrati nell’uso dei vaccini sembrano presentare caratteristiche cliniche peculiari, che riguardano perlopiù i seni venosi endocranici (che drenano il sangue refluo dall’encefalo e dal cranio per confluire nella vena giugulare interna) o il territorio splancnico (gli apparati della vita vegetativa che si riferiscono agli organi interni). I disturbi sembrano ammontare addirittura a 133, e possono arrivare anche a causare mortalità, arrivando a percentuali del ben 40%, ma su tali dati sembra non sussistere nessuna chiarezza, e esattamente come altri dati sono idolatrati in modo assoluto quanto confuso.

La stessa raccolta dati sul contagio non ha offerto la pur minima omogeneità, così come quella della lugubre e continua conta dei morti che ne ha scandito la diffusione. Minimizzare sui morti per esaltare la malattia sembra un sacrificio necessario ad un discutibile culto della scienza in reaaltà piuttosto vetusto, che risale ad almeno due secoli fa. La sua confutazione, a sua volta storicizzata da un pezzo, fu tra gli argomenti della mia tesi di laurea Boutroux e Montale: scienza, coscienza e contingenza (Premio Montale 1997), e può bastare questo a riconoscere che i toni dell’emergenza siano piuttosto datati.

Proprio per prevenire i rischiosi effetti collaterali legati al suo utilizzo, Astrazaneca è stato bloccato, per venir quindi approvato solo dopo una maggiore valutazione del rapporto rischio/beneficio. Invece, a causa di considerazioni sulla gravità della pandemia, Johnson ha ricevuto una clausola dell’autorizzazione all’uso in emergenza. Si potrebbe dire che fino a che si salvano vite, va tutto bene, ma l’emergenza è continua e la vita si impoverisce sempre più.

4. Dispense impreviste

Più di un miliardo e mezzo di involontarie dispense dalla somministrazioni del vaccino si sono verificate in Africa. L’UE ha comprato abbastanza dosi per vaccinare per due volte la sua intera popolazione, lo stesso hanno fatto USA, UK, Australia, Cile, il Canada addirittura ne ha ordinate abbastanza per provvedere ben cinque volte. Tuttavia, per quanto riguarda l’Africa l’OMS ha riscontrato che soltanto un quarto dei Paesi ha ricevuto la disponibilità finanziaria per compiere una campagna vaccinale appropriata e, ad ogni modo, anche dove questa disponibilità sussiste, ci sono difficoltà logistiche enormi. Infatti, in quasi tutti i Paesi non ci sono logistica, siringhe e medici adeguati, e nessuno ha la possibilità di gestire il vaccino Pfizer Biontech che dev’essere conservato a -80 gradi. Il 20% popolazione africana è stato vaccinato entro entro l’anno scorso perché Russia e Cina hanno accettato di fornire dosi dei vaccini da loro prodotti a Kenya, Sudafrica, Marocco ed Egitto, portando la popolazione a fare da cavie partecipando in massa alla sperimentazione clinica. In Africa non è comunque successo nulla di così grave e i migranti non hanno contribuito ad una diffusione di ritorno, ma se pure fosse stato così, per la globalizzazione sarebbe stato difficile risolvere il conflitto di interessi tra sfruttamento delle risorse umane e quello della malattia.

Per quanto riguarda me, sto meglio. E sono stato involontariamente esentato pure io. E il covid non mi ha avuto. L’ho riscontrato confrontandomi con una disorganizzazione della sanità che riesce ad associare vecchi problemi di strutture e personale a quelli nuovi di burocratizzazione e digitalizzazione in modi inconcludenti e inquietanti, sotto certi aspetti anche divertenti, e posso dirlo perché ho un senso dell’umorismo per molti piuttosto discutibile. Sono venuti a prendere con l’ambulanza perché la mia compagna, che perlatro mi sgridava perché non avendo il green-pass le limitavo la vita mondana, ha preso l’iniziativa di chiamarla. E così, nazi infermieri spazientiti, e inizialmente poco inclini anche a farmi vestire con qualcosa diverso da un pigiama che già indossavo, mi hanno condotto presso l’ospedale dove, sotto le lapidi e le statue che ne commemorano una storicità a cui nessuno fornisce più importanza, ho assistito a quello che con una formula elegante chiamano lo sfascio della sanità.

E così, dopo lunga veglia tra clochard prendere la sala d’aspetto come un dormitorio per poi trasformalo in discoteca e persone gettate presso i corridoi ad agonizzare nell’indifferenza, l’alba. Analisi, ipotesi, infine la sintesi. E ho scoperto di soffrire di flebite. Un’infiammazione delle vene delle gambe dovuta a disturbi nella coagulazione del sangue, che si accompagna a dolori e gonfiori abbastanza fastidiosi, associati a febbri altalenanti ma ricorrenti. Tali aspetti dipendono da una predisposizione genetica, già evidenti nelle presenza di vene varicose, e comportano di per sé rischi effettivi di trombosi con le conseguenze del caso. Quei bozzetti quasi innominabili che avevo nelle vene erano quindi trombi, prima non lo sapevo e della flebite non mi ero mai interessanto e nemmeno ne conoscevo il nome. Ad ogni modo, dei rischi comportati dalle vene varicose ero a conoscenza dai remoti tempi della morte per infarto di mio padre e, anche per questo, provvedo a mantenermi in salute, con allenamenti e pratiche che ridendo la mia compagna dice sembrino adatti a prepararsi alla fine del mondo.

Di fatto, ho alimentato il disturbo con un’alimentazione e una cucina gustosa e ricca ma piuttosto disinvolta, che dovrò definitivamente regolare. Lei, che fa la ribelle ma proviene da una famiglia di medici o presunti tali capaci di affermare che farsi il vaccino è cosa non solo obbligata ma anche da furbi, lei che risolve tutto con le medicine pur mangiando veramente malamente, è un po’ la fine del mondo in ogni senso. Comunque, pure tra noi sta finendo, ma questo interessa più la sua scrittura che la mia.

A me interessa il fatto che i miei problemi sono associabili alle trombosi indotte da vaccini con conseguenze che non serve una laurea in medicina per immaginarle, e mi interessa ancora di più che si sono dimostrate sensate le mie cautele sull’opportunità di farseli somministrare a casaccio eppure per forza. E così, pur non essendo contrario in linea di principio al loro utilizzo generico, e senza affatto prescindere da un adeguato approfondimento medico, sono stato dispensato in termini di legge da quelli che i nostri scienziati mediatici, tutti intenti a rubarsi la scena l’un con l’altro ma incapaci di vedere luci in fondo al tunnel dei loro interessati pregiudizi, sono arrivati addirittura a definire quali sieri miracolosi.

Se tale asserzione è un’oltraggio al carattere non metafisico della scienza contemporanea, di cui ricordavo i motivi un’altra volta in Aggredior Virus, sulle stesse pagine formulavo anche la confutazione dell’esasperazioni deduttiviste del cosidetto complottismo, dato che, per quanto possa essere articolato il mio pensiero, a me interessa la razionalità delle soluzioni. E siccome, pur senza essermi mai apparentato a nessuno, conosco parecchia gente, ho provato a parlare con persone dentro a quanto ancora chiamiamo politica. Eppure, per quanto risulti del tutto indigesto al partito dei vax, il mio caso non è rientrato nell’agenda no vax. Se si dimostra una volta di più che non è la polarizzazione a far comprendere e a permettere soluzioni, l’aspetto più edificante di tutta la vicenda è che a nessuno è interessato che sarei potuto morire. Quanto poco vale la vita oggi?

Spero di non venire “criminalizzato” da nessuno se la mia visione e la mia vicenda esulano dalle normali coordinate. E pure lo fosse, detto fuori dai denti: ’sti cazzi. ll problema è che oggi si fa a gara di idiozie e ci si ostina proprio nel non voler capire, e ciò viene chiamato cultura, scienza, politica, e ci si scanna per un posto nelle retrovie di questo stupido circo, il quale suscita a me il più sommo disinteresse. E nonostante sia normalmente una persona piuttosto gentile, non sopporto gli idioti e ho il vaffanculo facile. Mi viene da pensare che forse ha ragione Darkseid, ed è vero che questo mondo è condannato. Non che ciò cambi le mie giornate. Questo è quanto, e mi pare abbastanza.

5. Quanto resta dei miracoli

Quanto possiamo fare è continuare a prenderla, come si dice, con filosofia. Il concetto di biopotere era stato inizialmente introdotto da Bataille con particolare attenzione a quella sovranità capace di contrastare i dispositivi di potere e le sue proibizioni. Ecco come stanno le cose: dove l’accettazione del rischio della morte è funzionale allo sviluppo della vita, la sovranità si stabilisce nel rifiuto di accettare i limiti che la paura della morte dispone. Invece, il limite dell’utilità stabilita dal potere è nel cristallizzare il pensiero in moralismi dalle pretese pedagogiche, che lascia le persone allo stadio di perenni minorenni, quando non di veri e propri minorati. La cosa peggiore è che a loro sta bene così. E così, va a finire che, in questo nostro presente in fuga da se stesso, il quale per paura della morte nega persino la vita, il mondo sembra ridursi ad un gigantesco ospedale dove la malattia domina incontrastata e gli stregoni della scienza idolatrano un siero che nemmeno funziona. È questo tutto quel che resta del nostro desiderio di miracolo?

Immagine: J. G. Jones, Darkseid (Final Crisis, 2008)